di Charlotte Bunch (tratto da “Holding on to the Promise – Women’s Human Rights and the Beijing+5 Review”)

L’incontro delle Nazioni Unite per misurare i progressi cinque anni dopo la Quarta Conferenza Mondiale sulle Donne è diventato un’ulterioresededi scontro globale sui ruoli e sui diritti delle donne. Ma la tensione che ha circondato il processo di “Pechino +5″ non veniva soltanto dalla classica prova di forza tra “femministe e fondamentalisti”. Dopo Pechino, l’impatto della globalizzazione ha esacerbato anche i conflitti tra nazioni ricche e nazioni povere, ed ha aumentato l’insicurezza di molti stati sulla loro capacità di controllare il proprio destino. Inoltre, i progressi compiuti nel diritto internazionale sui diritti umani, e il crescente impegno per consegnare alla giustizia gli individui responsabili di crimini di guerra — messi in evidenza da avvenimenti quali la creazione di una Corte Penale Internazionale e l’arresto del Generale Pinochet del Cile — hanno fatto affiorare la tensione esistente tra l’impegno delle Nazioni Unite di sostenere i diritti umani e quello di rispettare, allo stesso tempo, la sovranità nazionale. Sotto la parvenza di preservare la sovranità nazionale o la diversità culturale, alcuni paesi hanno cominciato a diffidare del discorso dei diritti umani in generale, così come di quelli che riguardano le donne.

A causa di questi vari fattori, il clima politico dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite dell’autunno del 1999 è stato descritto da molti come uno dei più tesi nella recente memoria. Poiché il Riesame di Pechino + 5 era una sessione speciale dell’Assemblea Generale, è stato anch’esso vittima di queste tensioni. La collaborazione trasversale, che scavalca le demarcazioni linee geopolitiche ed è necessaria per raggiungere il consenso, è stata più difficile da mettere insieme questa volta di quanto non lo fu nel 1995; l’ammontare di capitale politico che la maggior parte dei governi era preparata a spendere su un riesame è stato inferiore a quello messo nella Conferenza di Pechino. Inoltre, i governi erano per lo più consapevoli dei pochissimi progressi che avevano fatto nell’adempiere le promesse di Pechino, ed erano riluttanti ad assumersi impegni ulteriori. Anche valutare la condizione delle donne è diventato più complesso, con notevoli miglioramenti in alcune aree per alcune donne, controbilanciati dal declino economico e dalla crescente violenza in altri casi.

I sostenitori dei diritti delle donne sono entrati nel processo di Pechino + 5 perseguendo un insieme di obiettivi su cui compiere passi avanti. Dove la Piattaforma di Pechino era forte in alcune aree, come la salute e la violenza contro le donne, l’obiettivo principale era indurre i governi a prendere degli impegni più concreti per adempiere le loro promesse, con parametri di riferimento precisi, target vincolati ai tempi, e risorse finalizzate. In altre aree, dove la Piattaforma era più debole o aveva tralasciato questioni critiche, le donne hanno cercato ul linguaggio che affrontasse questioni quali l’impatto della globalizzazione sulle donne, l’HIV/AIDS, il razzismo, la discriminazione basata sull’orientamento sessuale, e il rapporto fra donne e tutela della pace, per nominarne solo qualcuna. In generale, l’obiettivo era utilizzare il processo di riesame per rafforzare l’impegno governativo e la cooperazione internazionale mirata ad attuare la Piattaforma ed i principi dei diritti umani racchiusi in essa, spiegando nei dettagli più elementari le azioni concrete che si sarebbero dovute prendere a tutti i livelli — locale, nazionale, regionale, ed internazionale. [..]

Tuttavia, spesso ci siamo trovate ridotte a difendere il terreno conquistato a Pechino o apparentemente a fare solo dei progressi quantitativi. Le forze conservatrici non governative, soprattutto della destra religiosa del Nord America, erano presenti in gran numero ed hanno lavorato insieme ai rappresentanti di una manciata di paesi, determinati e molto presenti nel dibattito, nonché insieme alla Santa Sede, per attenuare gli impegni di Pechino, o per lo meno per fermare tutti i tentativi di andare oltre ad essi. L’inquieto e complesso clima geopolitico delle Nazioni Unite sembrava rendere difficile far progredire il processo. Il periodo dalla riunione preliminare di marzo del comitato preparatorio, fino a gran parte della Sessione Speciale di giugno del 2000, è stato caratterizzato da lunghi, protratti e noiosi negoziati, e da molti punti morti. […] Infine, le numerose bozze e le nuove bozze prodotte durante i negoziati, la confusione sulla specie di documento che era necessario, alla fine hanno prodotto un documento immanovrabile e spesso difficile da seguire.

Dato l’investimento che così tante donne in tutto il mondo avevano fatto nella Piattaforma di Pechino, era cruciale difendere quei progressi e non perdere terreno in quest’arena globale altamente visibile. Alla fine, il documento prodotto dal processo Pechino + 5 ha ottenuto questo risultato, e probabilmente è migliore di quello che il frustrante processo ci aveva portato a credere sarebbe stato. Cosa più importante, la Dichiarazione Politica firmata a 5 anni da Pechino, riafferma che i governi hanno la responsabilità di attuare la Piattaforma d’Azione di Pechino, e quindi la Piattaforma resta il punto di riferimento per l’impegno governativo e l’azione sui diritti delle donne in tutte e dodici le aree critiche, per il prossimo decennio.

Sebbene le forze conservatrici non siano riuscite a cambiare la Piattaforma di Pechino, esse hanno indebolito le proposte d’azione che i governi dovrebbero intraprendere in questo periodo per attuarla, aggiungendo frasi qualificative quali “laddove appropriato”, o dicendo che le parti dovrebbero “prendere in considerazione” determinate azioni, piuttosto che sollecitarle direttamente ad agire. Molte date specifiche e target numerici proposti da alcuni governi sono stati eliminati dalla bozza, rendendo più difficile misurare i progressi e responsabilizzare i governi sui loro impegni. Sfortunatamente, diversi governi che erano riluttanti ad essere politicamente vincolati a tali obiettivi si sono nascosti dietro gli oppositori più attivamente presenti, consentendo che questi fattori fossero compromessi. Come afferma la dichiarazione delle ONG rilasciata dal Linkage Caucus sull’ultimo giorno della sessione: “Ci duole che da parte di alcuni governi e del sistema delle Nazioni Unite non ci sia stata sufficiente volontà politica per concordare un documento più forte, con parametri più concreti, obiettivi numerici, target vincolati ai tempi, indicatori, e risorse mirate ad attuare la Piattaforma di Pechino”.

Come le cinque relazioni che seguono articolano in considerevole dettaglio per le aree in cui il Centro Globale ha concentrato il suo lavoro, il documento avrebbe potuto essere migliore. Ma avrebbe anche potuto essere di gran lunga peggiore. Esso contiene forti posizioni contro la tratta di donne e ragazze, contro la violenza domestica — compreso lo stupro coniugale — e contro i cosiddetti “delitti d’onore”. Chiede che venga dedicata maggiore attenzione alla lotta al razzismo, ai modi in cui la globalizzazione incide negativamente sulle donne, e alla devastante epidemia dell’HIV/AIDS. Fa della mortalità materna un settore sanitario prioritario e conferma gli obiettivi faticosamente raggiunti dalle donne nel riesame del Cairo + 5.

Infine, non possiamo parlare di quel che è accaduto al Pechino + 5 senza notare i modi in cui le organizzazioni non governative (ONG) hanno utilizzato l’occasione per impegnarsi ancora una volta con i governi sulle loro responsabilità di promuovere i diritti umani delle donne. Le donne, ed alcuni uomini, hanno partecipato numerosissimi durante il riesame, così come avevano fatto alla Conferenza Mondiale sulle Donne di Pechino — dimostrando ancora una volta che questa è una questione fondamentale per la vita e le passioni della gente. A tutti e quattro gli incontri regionali, le ONG si sono riunite prima e/o durante gli incontri governativi, per esercitare pressioni sui delegati e per fare dichiarazioni su una vasta gamma di temi. Alla Sessione Speciale di New York, si sono formati caucus e gruppi di affinità internazionali attorno a questioni specifiche, che hanno preparato emendamenti ed hanno fatto pressioni sui delegati. Molte donne delle ONG hanno preso parte alle delegazioni governative e/o fornito competenza tecnica su questioni di genere alle delegazioni. Sulla base della crescente esperienza delle ONG dello scorso decennio, sia lavorando alle conferenze delle Nazioni Unite che in altre arene internazionali, molte di queste reti sono diventate efficaci nel creare posizioni comuni tra le varie linee geopolitiche.

Uno degli aspetti più incoraggianti di questo processo è stata la significativa presenza di giovani uomini, che hanno organizzato propri caucus autonomi, e partecipato anche ad altri. Un altro sviluppo importante è stato il modo in cui il caucus delle ONG ha utilizzato l’occasione, non solo per affrontare il Riesame di Pechino + 5, ma anche per guadagnare l’attenzione dei mezzi di comunicazione, dei governi e delle Nazioni Unite sui temi di loro interesse. Ad esempio, il Caucus su “Donne e conflitti armati” ha impegnato il personale delle Nazioni UNite e i governi in un dialogo sul ruole delle donne e nella tutela della pace; questi incontri hanno contribuito al lavoro di base per la prima storica riunione su questo argomento del Consiglio di Sicurezza, tenutasi nell’ottobre del 2000.

A livello nazionale, la maggioranza dei governi si è sentita obbligata ad incontrare le ONG, e a fare delle relazioni su quello che queste stanno facendo per attuare la Piattaforma di Pechino; molte donne hanno impegnato il proprio governo in dibattiti su quel che è necessario fare nei loro paesi per far avanzare i diritti delle donne. Più di 100 relazioni preparate dalle ONG hanno messo in dubbio i rosei rapporti nazionali dei governi alle Nazioni Unite, dicendo la verità nuda e cruda su quanto i governi hanno e non hanno fatto. Oltre a concentrarsi sui dibattiti per il documento intergovernativo, le donne hanno tenuto simposi, seminari e conferenze per condividere le esperienze ed imparare l’una dall’altra cosa ha funzionato e cosa non ha funzionato nei rispettivi paesi. Come a Pechino, le donne hanno utilizzato lo spazio fornito dal riesame per trasmettere e condividere strategie al di là dei confini culturali, razziali, sessuali, nazionali e d’altro genere, e per evidenziare alcune delle sfide che ci attendono nell’agenda incompleta del raggiungimento dei diritti e dell’uguaglianza per le donne.

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