La canzone di Zucchero descriveva bonariamente l’essere “in cerca di guai” come attitudine delle donne. Il desiderio di mettersi sempre in ballo, sicuramente, e magari quello di essere ammirate nella loro femminilità: rispettosamente, ma ammirate.

Purtroppo, non soltanto tra le mura domestiche troppo spesso teatro di violenza, ma anche e soprattutto nel percorso di spostamento tra un Paese e un altro, si perpetrano crimini e abusi nei confronti del femminile. Donne adulte, e/o ragazze e bambine compongono oltre il 50% degli esseri umani impegnati nel flusso migratorio intrapreso alla ricerca di una vita migliore, di un lavoro e/o di fuga da guerre o semplicemente ricerca di maggior stabilità per i propri figli.

I dati dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni parlano chiaro: dei quasi trecento milioni di individui migranti, più della metà sono donne. Altri dati ancor più tristemente rilevati e rilevanti evidenziano quanto, soprattutto in caso di migrazione clandestina, le migranti siano costantemente a rischio o vittime di violenze sessuali, quando non anche di femminicidio. In crescendo la migrazione femminile soprattutto nei e per i Paesi dell’America Latina. I Paesi membri della Conferenza Regionale sulla Migrazione hanno stilato e siglato un documento che garantisce i diritti, paradossalmente ovvii per definizione, delle donne di non essere oggetto di qualsiasi forma di vessazione. Come se impedire abusi nel confronti dell’universo femminile o di chiunque debba essere codificato.

Per quanto riguarda le violenze in famiglia, nel 1994 l’Organizzazione degli Stati Americani aveva prodotto la convenzione Belém do Pará, a tutela delle donne, nonché organismi internazionali hanno e continuano sempre a sottolineare che, in un’economia mondiale diversificata, sia non soltanto necessario ma fondamentale debellare l’esclusione del femminile dall’ambito della produttività. Tornando ai viaggi intrapresi da molte donne, da un Paese a un altro, e non certo per vacanze o svago, è altresì fondamentale, pur apparendo un miraggio, l’auspicabile trasformazione di migrazione clandestina in regolare, quando ce ne siano i presupposti per cause di lavoro e sopravvivenza. E’ evidente che, se già in situazioni di violenza domestica la paura chiami a sé altra paura di denunciare l’aggressore, nel caso di una donna che valichi i confini di un altro Stato irregolarmente e venga aggredita e abusata la stessa donna non abbia il coraggio poi di rivolgersi alle forze dell’ordine.

Roberta Maciocci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...