Venerdì mattina è morta a 94 anni Jan Morris, scrittrice gallese, storica, giornalista e viaggiatrice, e una delle pioniere del movimento transgender.

L’autrice è nata nel 1926 con il nome di James Morris ed è vissuta con questo nome e questa identità fino al 1972, quando ha praticato un’operazione di riassegnazione di genere.

Morris iniziò il suo percorso di transizione a partire dal 1964, e fu una delle prime persone con una certa visibilità a compiere tale scelta.

Ma Jan Morris non è solo ricordata per la sua transizione, così come nessuna persona dovrebbe essere identificata solo ed esclusivamente per il proprio genere. Le sue azioni, i suoi traguardi, hanno significato molto nella sua carriera come giornalista.

Uno di questi traguardi è stata la scalata del monte Everest: nel 1953 Morris, in quanto rappresentante del giornale Times, accompagnò la spedizione di Edmund Hillary sul monte Everest e la notizia del raggiungimento della vetta fu pubblicata lo stesso giorno dell’incoronazione della regina Elisabetta II, la Morris usò un linguaggio in codice per pubblicare la notizia sul giornale, per paura che i colleghi concorrenti la anticipassero con la fuoriuscita della notizia. Fu la prima ascensione della storia del monte Everest.

James Morris durante la spedizione sull’Everest

Nel 1956 pubblicò da Cipro, riguardo alla crisi del Canale di Suez, a cura del Manchester Guardian, la prima prova inconfutabile della collusione fra Francia ed Israele nell’invasione del territorio dell’Egitto, intervistando i piloti dell’Air Force francese i quali confermarono che erano entrati in azione a supporto delle forze israeliane.

Nel 1972 Morris si recò in Marocco per affrontare l’operazione di riassegnazione del sesso, poiché in Gran Bretagna i dottori si rifiutarono di praticare l’operazione a meno che Morris non divorziasse da sua moglie, cosa che la scrittrice al tempo non era ancora pronta a fare.

Enigma (Conundrum), pubblicato nel 1974 è il suo libro più venduto e sono le memorie che raccontano il suo periodo di transizione, nel quale racconta la scelta del suo cambiamento. Fu il suo primo libro firmato con il nome di Jan.

Avevo tre o forse quattro anni quando ho realizzato che ero nata nel corpo sbagliato, e avrei dovuto essere una ragazza. Ricordo molto bene quel momento, ed è uno dei primi ricordi della mia vita.

Ma non solo. Morris era molto amata per la sua scrittura di viaggio. Trieste e Venezia erano fra le sue città preferite, e scrisse molto su questi due luoghi: Trieste. O del nessun luogo racconta il suo rapporto con la città italiana, definendola un “nessun luogo”, ovvero un posto nel quale si è liberi di riscoprire la propria ed autentica identità.

Identità, una costante della sua vita. Per vent’anni Jan Morris ha tenuto nascosta la sua vera identità, continuando la sua vita come nulla fosse: si arruolò nell’esercito britannico durante la Seconda guerra mondiale, si sposò ed ebbe figli, ma soffrendo per la consapevolezza della sua vera identità, finché concluse che nessuno nella sua situazione era mai stata “in tutta la storia della psichiatria curata dalla scienza”. Questa è stata la sua vita, un’avventura, una riscoperta di sé stessa, un viaggio verso la sua vera identità, un atto di coraggio, un esempio.

Chiara Volponi

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