Esce per Rue Ballou, casa editrice palermitana, la biografia di María Zambrano, filosofa e saggista spagnola, raccontata da Nadia Terranova.

Il libro esce nella collana per bambini Jeunesse Ottopiù, illustrato da Pia Valentinis.

Nadia Terranova racconta la vita della filosofa, nata in Andalusia da Blas José Zambrano e Araceli Alarcón Delgado, entrambi insegnanti. Una vita in costante movimento, segnata, come racconta la penna di Terranova, da molti traslochi, prima con la famiglia, seguendo il padre a Madrid, e poi con il marito storico e diplomatico Alfonso Rodríguez Aldave, tra il Cile e Cuba.

Fin dai primi anni María Zambrano entra in contatto con pensatori, filosofi, scrittori, e durante i suoi spostamenti coltiverà amicizie che contribuiranno ad arricchire la sua conoscenza, la sua coscienza etico-politica e la sua volontà di rivalsa e di libertà in un periodo segnato non soltanto da uno spiccato intellettualismo e un fiorire di idee, ma anche da una nascente dittatura e dal fascismo dilagante.

È il 1937, anno della dittatura franchista, quando Zambrano e il marito decidono di fare ritorno in Spagna: «Perché tornare, proprio quando non c’è più speranza? “Proprio per quello” è la risposta di entrambi».

Nadia Terranova racconta il suo esilio, il viaggio a piedi insieme alla madre, la sorella ed il cognato, il confine dei Pirenei per rifugiarsi in Francia, scappando da un paese che è ormai «diventato autoritario e fascista, ostile e oppressivo, che sembra non avere più in nulla del clima di bellezza, cultura e libertà che si è sempre respirato in casa Zambrano». Il suo esilio durerà 45 anni, e si sposterà fra prima a Parigi, poi in nord America, Messico, Europa, Roma, Svizzera.

Anni di studi, oltre che di spostamenti, di scrittura, di pensieri e riflessioni e di incontri con pensatori, poeti, filosofi, scrittori… Durante questo periodo di lontananza forzata dalla sua terra natale, María Zambrano decide di non farsi sopraffare dal passato, dal dolore, dai ricordi e dalla nostalgia. Così la filosofa parla di disnascere, e Terranova descrive la parola come un «verbo inventato da lei stessa. Disnascere significa disfarsi dell’origine, della nascita, di un fatto accaduto che non possiamo più cambiare; disnascere è avere accesso al sogno e alla memoria, alla parte più autentica di noi. Di anno in anno non possiamo essere uguali, procediamo per accumulo di ricordi e presenze; la nostra vita è fatta di fantasmi, i ricordi si popolano, sulla terra nascono nuove creature».

Solo dopo molti anni María Zambrano riuscirà a tornare in patria, nel 1984, dove riceve numerosi riconoscimenti per le sue opere e i suoi pensieri.

María Zambrano

Non soltanto una filosofa, ma una donna che è stata capace di attraversare luoghi e persone dei quali riconoscerà l’importanza dei ricordi.

Credit: Linkiesta

Chiara Volponi

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