Dopo un periodo di stenti, la musica elettronica sembra essere tornata ai vecchi fasti, grazie anche a una progressiva opera di recupero verso un genere spesso frainteso e accostato agli aspetti più frivoli degli anni’70 e 80. A quasi settant’anni dalla nascita del sintetizzatore, un intero movimento di artisti dimenticati, perlopiù donne, è finalmente pronto a ottenere il giusto riconoscimento.

Malgrado alcuni strumenti musicali elettronici fossero stati inventati in precedenza, è solo all’inizio degli anni ’40 che i primissimi studi di registrazione incominciarono a diffondersi in tutta Europa. Ma fu proprio l’allora sconosciuta Daphne Oram ad accorgersi per prima degli sviluppi e delle potenzialità dei suoni sintetici, sperimentando l’uso di registratori a nastro. Iniziò pertanto a dedicarsi notte e giorno alla registrazione di suoni che poi tagliava, metteva in loop, rallentava, accelerava e riproduceva al contrario. E proprio in questo modo arrivò progressivamente all’incisione di Still Point, un’opera per giradischi da molti considerata come la prima composizione in cui viene combinata l’orchestrazione acustica con la manipolazione elettronica dal vivo. Nonostante i suoi incredibili sforzi però, Still Point rimase inascoltato per 70 anni e più precisamente sino 24 giugno 2016, quando la London Contemporary Orchestra lo eseguì per la prima volta.

Alla fine degli anni ’50, il suono elettronico era ancora un concetto completamente nuovo e molti sembravano esserne persino spaventati. Basti pensare che i dipendenti della BBC Radiophonic Workshop (l’unità sperimentale di effetti sonori dell’emittente) furono inizialmente autorizzati a lavorare nell’emittente per un massimo di tre mesi, tanto era il timore delle possibili conseguenze derivanti da una prolungata esposizione a certi suoni. La prima a infrangere questa regola fu però la compositrice Delia Derbyshire (creatrice del tema musicale di Doctor Who), arrivata dopo che la Decca Records aveva rifiutato la sua candidatura dal momento che non assumevano donne nei loro studi.

Nonostante l’importante eredità lasciata da entrambe le figure sopracitate, solo agli inizi del 2000 Daphne Oram e Delia Derbyshire vennero in qualche modo riscoperte dagli addetti ai lavori.
Suzanne Ciani per esempio, laureata in composizione a Berkeley nonché vera pioniera dell’elettronica, non sapeva nulla di loro sino a svariato tempo dopo la loro morte. Per chi non lo sapesse, la Ciani è l’ideatrice degli effervescenti effetti sonori di Coca-Cola, ma ha anche scritto svariati jingle per Atari e pubblicato una serie di dischi elettronici incredibilmente sensuali, tra i quali spicca l’incredibile etereo debutto di Seven Waves (1982).

La prima volta che mi chiesero cosa ne pensavo di Daphne Oram, non avevo niente da dire! Non sapevo niente di lei! Quando hanno eseguito Still Points ed era la prima volta che un suo pezzo, tra l’altro scritto nel 1949, veniva suonato dal vivo… ho pianto. Mi sono sentita così ingannata che non avevo queste donne nella mia storia personale. (…) Mi occupo di musica elettronica dagli anni ’60 eppure non sapevo nemmeno di Delia Derbyshire”.

Una sorta di damnatio memoriae, se così la si vuole chiamare, indubbiamente dovuta a un’epoca in cui i progressi ottenuti dal genere femminile erano spesso ostacolati o persino occultati, ma non solo. A contribuire a un simile trattamento, l’imminente passaggio sofferto dalla musica elettronica per garantire di fatto la popolarità al genere. Suzanne Ciani è infatti convinta che a un certo punto degli anni settanta, la musica elettronica sia stata strattonata, per ragioni commerciali, in una direzione che poi ha finito per essere la sola possibile: ovvero quella del sintetizzatore legato all’interfaccia della tastiera. Malgrado un’assoluta dedizione all’elettronica, la Ciani ha spesso condannato la totale condizione di solitudine e miseria a cui svariate donne come lei sono state costrette a lavorare.

Fare musica elettronica in quei tempi era un’esperienza strana, anche piuttosto solitaria”, ricorda Ciani. “Si programmava la musica e la si fissava su schede perforate che sarebbero state elaborate dai computer solo il giorno dopo. Quindi tu immaginavi la tua musica e poi la potevi sentire il giorno dopo. Una volta lavorai per ore su un pezzo, curando ogni particolare tranne uno: il volume. Quando potei finalmente ascoltarla non c’era nulla: o meglio la musica da qualche parte c’era, ma non si sentiva. (…) Oggi è tutto diverso, ma credo sia comunque importante studiare le connessioni tra musica tradizionale ed elettronica; c’è la questione del gusto e della sensibilità, ma se vuoi comunicare devi anche avere qualcosa da dire”.

Eppure a metà degli anni ’60 ancora nessuno conosceva le sonorità elettroniche ed è solo grazie al genio di Wendy Carlos (prima della transizione conosciuto come Walter Carlos), celebre compositrice il cui nome è indissolubilmente associato a quello del grande Stanely Kubrick (per il quale realizzò le colonne sonore di A Clockwork Orange – Arancia Meccanica e Shining), se l’elettronica venne ufficialmente introdotta al grande pubblico.

Il suo celebre album Switched on Bach, unico esempio nel panorama mondiale di abbinamento di sonorità elettroniche alla musica classica, fu un vero successo. Riarrangiando con un sistema modulare Moog le composizione di un altro straordinario innovatore come Johann Sebastian Bach, Carlos portò l’elettronica nelle case della gente. L’album si rivelò infatti popolarissimo e nel 1969 vinse persino un Grammy come miglior album di musica classica. Un traguardo straordinario che aprì le strade alla sperimentazione e al conseguente avvento dell’elettronica.
Solo un anno più tardi infatti, Suzanne Ciani incontra Don Buchla, che diventerà suo mentore, nonché inventore del sintetizzatore modulare Buchla (che lei stessa successivamente modificherà sino a progettare il rinomato Buchla 200). Da allora Suzanne finirà per innamorarsi definitivamente di questa tecnologia legandosi a essa per tutti gli anni avvenire, come dimostrato dalla sua comparsata al David Letterman Show per presentare a un pubblico ancora perplesso le incredibili potenzialità del synth.

Solo di recente la storia della musica elettronica ha iniziato a essere rivista, portando così finalmente alla luce figure di donne sole, ma forti, obbligate a lavorare con poche risorse e in relativo isolamento.

Niccolò Ratto

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