Il 1° dicembre 1970 la legge Fortuna-Baslini introdusse legalmente il divorzio in Italia entrando in vigore il 18 dicembre seguente. Non venne approvata all’unanimità e contro il testo si schierò la Democrazia Cristiana, allora partito di maggioranza, poiché andava contro i suoi valori e princìpi.  

Nella recente storia italiana la legge sul divorzio ha rappresentato un punto di svolta, soprattutto per le donne. Da quel momento in poi lo Stato italiano riconosce loro la possibilità di abbandonare situazioni coniugali estreme, in bilico tra violenza e prepotenza. La legge Fortuna-Baslini fu il punto di partenza per una serie di conquiste in materia di diritti e riforme: dopo di essa arrivò la parità dei coniugi all’interno della coppia, i figli fuori dal matrimonio non vennero più discriminati, il popolo italiano disse sì alla legge sull’aborto e  venne finalmente cancellato il delitto d’onore dal codice penale.  

Tutti i giornali pubblicarono in prima pagina la notizia del momento

Alla legge del 1970 si arrivò non senza tentativi precedenti. Prima che si realizzasse l’Unità d’Italia il primo stato moderno ad inserire nella propria legislazione il divorzio fu il Regno d’Italia napoleonico (o Regno Italico) che, all’interno del Codice Civile Napoleonico redatto nel 1805, consentiva il divorzio e il matrimonio civile. Tuttavia, a causa dell’impopolarità, fu una legge molto ostacolata nella sua applicazione, nonché confusa e prolissa nella stesura. Molti anni dopo, ad Unità compiuta, il deputato Salvatore Morelli provò a ripresentare un disegno di legge in materia, senza successo. La legge sembrò concretizzarsi nel 1902, quando il governo di Giuseppe Zanardelli presentò una proposta al riguardo che prevedeva il divorzio in caso di sevizie, adulterio e ad altri casi limite. Non trovando l’approvazione cadde nel dimenticatoio, a causa anche del sopraggiungere della Prima Guerra Mondiale. I Patti Lateranensi del 1929, stipulati tra Santa Sede e Stato Italiano (con firma di Mussolini), diedero il colpo di grazia in materia e così si dovette aspettare più di 30 anni affinché il divorzio ritornasse ad occupare un ruolo centrale tra gli argomenti politici di cui discutere.  

Nel 1965 il deputato socialista Loris Fortuna presentò alla Camera dei Deputati un progetto per la legge sul divorzio, mentre iniziò la mobilitazione del Partito Radicale per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’argomento. Così si arriva al 1° dicembre 1970, giorno in cui venne approvata la legge n.898- “Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio” grazie alle pdl di Fortuna e del deputato Antonio Baslini, da cui la legge prende il nome. La Democrazia Cristiana e l’MSI si opposero e furono i promotori, tra gli altri, del referendum abrogativo che si svolse nel 1974. Gli italiani furono chiamati a votare se cancellare o meno la Fortuna-Baslini, ma con il 59,4 % contro il 40,7% la legge rimase in vigore.  

Loris Fortuna e Antonio Baslini festeggiano l’approvazione della legge

Celebrare, quindi, il 1° dicembre significa ricordare un momento storico fondamentale per il nostro paese, il giorno in cui si difese a spada tratta la libertà di scegliere della propria vita e il concetto di famiglia cambiò per sempre. La vittoria del no al referendum abrogativo significò per la donna l’inizio di un cammino di consapevolezza di sé da cui non sarebbe più tornata indietro. 

Tiziana Panettieri  

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