La Luna è sempre stata al centro delle fantasie umane. Eppure negli ultimi decenni ha giocato un ruolo secondario nell’esplorazione spaziale. Sono trascorsi 51 anni da quel fatidico sbarco e i tempi per una nuova missione sembrerebbero ormai maturi. Questa volta toccherà a una donna calpestare la superficie lunare. Ci resta solo da capire chi per primo riuscirà a farci tornare lassù.

Solo qualche mese fa la NASA annunciava a gran sorpresa il progetto Artemis. Scopo primario, riportare l’uomo sulla Luna e far sbarcare per la prima volta una donna sul satellite entro il 2024.

Non una semplice sparata mediatica, ma un obiettivo concreto e quanto mai raggiungibile, come dimostrato in queste ultime ore. È stata una settimana davvero importante nella nuova corsa alla Luna.
Lo scorso mercoledì, l’Agenzia Spaziale Canadese (CSA) ha confermato che un suo astronauta volerà intorno al satellite terrestre nel 2023 con la missione Artemis 2. Un annuncio rilevante, specie dopo le parole di Mike Pence, il vice presidente degli Stati Uniti d’America.
Pochi giorni fa, il 10 Dicembre, la NASA ha infatti ufficialmente diramato la lista degli astronauti statunitensi che sbarcheranno sulla Luna.

È stato proprio Mike Pence a formalizzare la nomina dei diciotto astronauti candidati a raccogliere l’eredità di Apollo 17, l’undicesima, nonché ultima missione del Programma Spaziale Apollo,a superare con equipaggio umano l’orbita terrestre bassa.

Di questi diciotto, nove sono donne e nove uomini. Qui di seguito i loro nomi, riportati in ordine alfabetico:

Joe Acaba, Kayla Barron, Raja Chari, Matthew Dominick, Victor Glover, Woody Hoburg, Jonny Kim, Christina Koch, Kjell Lindgren, Nicole Mann, Anne McClain, Jessica Meir, Jasmin Moghbeli, Kate Rubins, Frank Rubio, Scott Tingle, Jessica Watkins, Stephanie Wilson.

È incredibile pensare che il prossimo uomo e la prima donna sulla Luna siano tra i nomi che abbiamo appena letto. Gli astronauti dell’Artemis Team sono il futuro dell’esplorazione spaziale americana – e quel futuro è radioso” ha dichiarato Pence.

Come anticipato dalla NASA, ciascun membro vanta un’ottima formazione e preparazione in campo scientifico, o una straordinaria carriera militare. Ognuno di loro ha un background differente, alcuni sono veterani del volo spaziale, mentre altri sono giovani leve selezionate nel 2017 e faranno il loro primo volo proprio con Artemis. Eppure questi astronauti non saranno gli unici a visitare il nostro satellite. Dalle missioni successive potrebbero essere affiancati da colleghi di altre agenzie spaziali, come l’ESA.

In questo clima di cooperativismo, non possiamo però non notare come qualcosa di assolutamente insolito stia accadendo. È sotto gli occhi di tutti come una sfrenata competizione tra svariate compagnie private, talvolta persino contro quelle governative, stia movimentando la nuova corsa allo spazio.

Fra le società in lizza, spiccano Space X, Boeing, Blue Origins, Dynetics e Virgin Galactic. Anche se quelle al momento in vantaggio sembrerebbero proprio Space X (fondata dal visionario Elon Musk), che da qualche tempo fa la spola fra la terra e la stazione spaziale, trasportando rifornimenti ed equipaggio grazie ai performanti razzi Falcon (Falcon One, Falcon 9 e Falcon Heavy), e Blue Origins (fondata nel 2000 da Jeff Bezos, il padre di Amazon), che con i nuovi propulsori a idrogeno liquido e ossigeno liquido BE-7, sembrerebbe davvero aver compiuto dei passi da gigante.

Se Elon Musk (CEO di Tesla, CEO di Neuralink, presidente di SolarCity, fondatore di The Boring Company e co-fondatore di PayPal e OpenAI) è riuscito in quello in cui gli americani hanno fallito con lo shuttle, ovvero realizzare dei razzi recuperabili e riutilizzabili, rendendo di fatto SpaceX la prima azienda privata a inviare astronauti sulla ISS (30 Maggio 2020 con Crew Dragon nella missione Demo-2), Jeff Bezos è al momento l’unico a poter garantire con la propria tecnologia degli atterraggi di precisione.

Questo è il motore che porterà la prima donna sulla superficie della Luna”, ha scritto il fondatore di Amazon sul suo profilo Instagram.

Quello che molti si chiedono è perché la NASA acconsenta a tutto ciò, finanziando addirittura alcune di queste società. La risposta potrebbe trovarsi in una questione di convenienza. Sarebbe più economico demandare ai privati il compito di portare uomini e merci nello spazio, in modo da poter concentrare tutte le proprie risorse unicamente sui programmi di esplorazione spaziale.
Ma allora perché i privati dovrebbe investire in simili dispendiose iniziative? Ancora una volta la risposta potrebbe essere di natura economica. Lo scopo non sarebbe infatti il semplice progresso scientifico, esplorativo o umano, bensì quello d’accaparrarsi dei “clienti paganti”.

Non sappiamo ancora come andrà finire e chi riuscirà per primo ad aggiudicarsi il nuovo sbarco sulla Luna, ma questa seconda fase dell’esplorazione spaziale è ufficialmente entrata nel vivo.

Niccolò Ratto

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