Il rapporto 2019 del World Economic Forum parla chiaro: in Giappone ancora radicata la disuguaglianza di genere.

Il Giappone si classifica infatti al 131° posto su 153 Paesi, relativamente alla presenza del femminile in posizioni lavorative di prestigio. Solo il 14,8% delle donne giapponesi rivestono ruoli di leadership nella società. Eppure, nel 2003 l’allora primo ministro Junichiro Koizumi si era posto l’obiettivo che la percentuale di donne presenti in ruoli determinanti per la gestione amministrativa politica ed economica del Paese diventasse almeno del 30%. Anche Shinzo Abe, capo del governo fino a settembre 2019, aveva sottolineato l’importanza fondamentale del femminile non soltanto in ambito familiare e domestico. Il primo ministro aveva oltretutto sottolineato quanto nel mondo del lavoro ci fosse discrepanza tra uomini e donne e che quest’ultime, oltre a ricevere diverso trattamento economico, siano spesso vittime di molestie nel mondo del lavoro.

Yoshihide Suga, attuale capo del governo, ha appena approvato un piano quinquennale per il raggiungimento dell’obiettivo, seppur con 18 anni di ritardo rispetto ai progetti della gestione Koizumi. Il nuovo piano non prevede ancora l’auspicata istanza del mantenimento del proprio cognome da parte delle donne giapponesi dopo il matrimonio, ma sarà comunque un grande passo per la donna, un piccolo passo per l’umanità.

Roberta Maciocci

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