A molti forse questo nome non dirà nulla. Eppure Marisa Rodano è fra le personalità più illustri della storia della repubblica italiana. Una figura imprescindibile, diventata ormai un vero simbolo di lotta quotidiana. Questo 21 Gennaio, Marisa compie 100 anni. Un secolo di vita antifascista, speso a difendere le libertà di uomini e donne.

Nata a Roma il 21 gennaio 1921, Maria Lisa Cinciani (detta Marisa) Rodano si è schierata sin da giovanissima al fianco dei gruppi antifascisti, finendo persino per essere arrestata nel maggio del 1943. Questo tuttavia non bastò a smorzare il suo impegno d’attivista. Parteciperà infatti alla Resistenza romana (settembre 1943 – giugno 1944), militando sia tra le file del Movimento dei Cattolici Comunisti che nell’attività dei Gruppi di difesa della donna.
Fondatrice dell’Unione donne italiane (UDI) di cui è stata anche dirigente, Marisa Rodano non ha in realtà mai smesso di battersi per le donne.
Dopo un secolo di battaglie, non intende certo mollare la presa, invitando ancor oggi proprio le donne a non dare per scontato i diritti acquisiti.

Dice infatti in un’intervista rilasciata ad Ansa.it:

Oggi le giovani pensano che i loro diritti ci siano sempre stati, ignorano completamente che c’è stata un’epoca nella quale bisognava lottare per conquistarli. Il meccanismo di dimenticanza negli ultimi 25 anni è troppo forte. La memoria è corta e resa anche più corta dai media e dal modo in cui si pensa e si comunica. (…) Non è un fiore che determina le lotte ma sono le lotte che determinano il significato del fiore”.

Proprio a Marisa Rodano si deve infatti l’attribuzione di un valore speciale alla mimosa, trasformato da semplice fiore a simbolo virtuoso di lotta delle donne e della loro mobilitazione per i diritti (primo fra tutti il voto). Un regalo prezioso e non a caso diventato emblema della Giornata internazionale della Donna.

Così racconta in un’intervista a Vittoria Tola, Responsabile nazionale dell’Udi, nel libro di prossima uscita Mimosa in fuga (edizione Carthusia):

Rammento che passammo in rassegna diverse possibilità: scartato il garofano, già legato al Primo maggio, esclusi gli anemoni perché troppo costosi, la mimosa sembrava convincente, perché, almeno nei dintorni di Roma, fioriva abbondante e poteva esser raccolta senza costi sulle piante che crescevano selvatiche. Fu così — è questo il fotogramma che rivedo — che disegnai un approssimativo rametto di mimosa con l’apposito punteruolo che incideva la cera, sul cliché, con il quale sarebbe stata ciclostilata la circolare per i comitati provinciali”.

Una fiamma interiore, mai davvero sopita. Provate a chiederle oggi come si prepari al futuro. Vedrete che con un sorriso vi risponderà: “Lottando come sempre”.

Niccolò Ratto

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